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Sardegna

Niente terreno di scontro sui diritti di bambini, bambine e adolescenti: la posizione netta della Uisp

È su un tema molto importante, che merita tutta la nostra attenzione e che coinvolge spesso anche lo sport, che il Presidente Nazionale Tiziano Pesce ha richiamato la nostra attenzione: i diritti di bambine, bambini e adolescenti devono essere tutelati e riconosciuti in ogni ambito della società.

 

A destare particolare preoccupazione è la decisione della Garante nazionale per l’infanzia e adolescenza, Marina Terragni, di abbandonare l’ENOC, la rete europea dei garanti per l’infanzia.
Ne parla nell'intervento pubblicato da Settimana Sport l'11 ottobre 2026, dedicato alla tutela dei diritti delle giovani generazioni.

«Contrastare ogni forma di discriminazione, bullismo, esclusione e violenza nei confronti delle giovani persone LGBTQIA+ non è una questione ideologica. È una questione di diritti, di dignità, di rispetto delle persone. E riguarda la qualità della nostra democrazia» si legge scritto nell'articolo sopracitato.

Si tratta di un tema che riguarda da vicino anche il mondo sportivo, chiamato a svolgere un ruolo educativo e sociale che va oltre la pratica dell'attività fisica. Lo sport, infatti, può contribuire alla crescita delle persone, alla costruzione di relazioni positive e alla diffusione di una cultura fondata sul rispetto e sulla partecipazione. La tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza richiede attenzione, responsabilità e la capacità di mettere al centro i bisogni delle persone più giovani, significa riconoscere a ogni bambina, bambino e adolescente il diritto di crescere in contesti sicuri, accoglienti e rispettosi della propria dignità.
Per la UISP, promuovere lo #sportpertutti significa lavorare affinché l'attività sportiva sia un'opportunità accessibile, capace di favorire la partecipazione e di contrastare ogni forma di esclusione. Le società sportive sono sì luoghi di divertimento e traguardi sportivi, ma anche e soprattutto posti dove i bambini e le bambine imparano le regole di vita, diventando grandi: per questo il potenziale educativo è enorme ed è fondamentale promuovere ambienti in cui ciascuno possa sentirsi accolto e rispettato.

In Sardegna, questo impegno è costantemente espresso dalla Uisp. Ne abbiamo parlato con Marinella Canu, responsabile delle politiche di genere UISP, sul valore della tutela dei diritti dei minori, sulla prevenzione delle discriminazioni e sul ruolo educativo dello sport.

«Le politiche di genere permettono di trasformare il rispetto delle differenze da buona intenzione a pratica quotidiana e sono prima di tutto uno strumento di prevenzione. Gli stereotipi e i pregiudizi si formano molto presto: i bambini e le bambine imparano dagli adulti, dai giochi, dai libri e dai commenti apparentemente innocui. Se non vengono intercettati, quegli stereotipi possono trasformarsi in gerarchie, che sono il terreno su cui cresce la violenza.
La violenza, infatti, non nasce all’improvviso: ha radici culturali che si possono riconoscere e disinnescare molto prima - ha detto Canu. «La prevenzione più efficace è quella che comincia dall’infanzia, quando si può ancora incidere sul modo in cui si imparano le relazioni. Per questo servono politiche che agiscano su più fronti: la formazione di insegnanti, educatori e allenatori, l’educazione all’affettività e al rispetto, l’attenzione al linguaggio e ai materiali che utilizziamo, il coinvolgimento delle famiglie. Ma servono anche risorse stabili, perché i progetti spot, finanziati a singhiozzo, non cambiano la cultura. La continuità delle politiche di genere è una delle possibili soluzioni per promuovere il rispetto delle differenze e contrastare stereotipi e pregiudizi».
E non solo.
«Lo sport può essere un luogo di crescita e di libertà, ma anche di selezione precoce, sessismo ed esclusione di chi ha una disabilità, di chi ha meno possibilità economiche o di chi non corrisponde allo standard atteso. Renderlo davvero accessibile e accogliente significa lavorare su più livelli: quello materiale, con costi contenuti, impianti raggiungibili e privi di barriere, orari compatibili con le famiglie e attenzione ai territori interni e alle periferie; quello culturale, superando l'idea che lo sport serva soltanto a produrre campioni e valorizzandone la dimensione educativa, di benessere e socialità; e quello relazionale, creando ambienti in cui ciascuno possa sentirsi al sicuro e non giudicato. Un ambiente è accessibile e accogliente quando chi lo frequenta si sente parte e non ospite.
La prevenzione del bullismo e delle discriminazioni, inoltre, non è qualcosa che si attiva dopo che è successo un fatto grave, ma un lavoro quotidiano che costruisce un ambiente in cui certi comportamenti faticano a nascere. Servono formazione periodica per tecnici, dirigenti e volontari, codici di condotta realmente applicati, procedure di segnalazione che proteggano chi parla e attenzione al linguaggio e ai comportamenti, dentro e fuori dal campo. È necessario anche trovare un equilibrio tra il risultato e la persona, perché la pressione sulla prestazione, soprattutto in età giovanile, può diventare il terreno in cui si normalizzano umiliazioni e abusi di potere. È compito dell'adulto creare un ambiente sicuro: non possiamo aspettarci che siano i ragazzi a difendersi da soli.
In Sardegna, tra le priorità ci sono la diffusione della cultura della tutela anche nelle piccole società sportive, che spesso hanno meno strumenti, e il miglioramento dell'accessibilità territoriale, considerando le distanze, le aree interne e lo spopolamento. Occorre inoltre garantire più spazio, risorse e visibilità allo sport femminile, promuovere la presenza delle donne nei ruoli tecnici e dirigenziali e contrastare l'abbandono sportivo delle ragazze. Infine, è fondamentale fare rete: associazioni sportive, enti del Terzo settore, scuole, istituzioni, centri antiviolenza e servizi sociali devono lavorare insieme in modo stabile, perché la prevenzione funziona solo se è condivisa. In questo senso, l'esperienza di UISP, che da sempre intende lo sport come diritto e come strumento di cittadinanza, è una base preziosa da cui partire» ha concluso.

Attraverso le politiche di genere e le iniziative dedicate alla promozione delle pari opportunità, la UISP può contribuire a diffondere una cultura del rispetto che coinvolga non soltanto chi pratica sport, ma anche le famiglie, le comunità educanti e le istituzioni.
Riconoscere i diritti delle giovani generazioni significa investire nella società di oggi e di domani. Un impegno che richiede continuità, consapevolezza e la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti nella crescita delle persone più giovani.